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martedì 14 maggio 2013

Chi è il diverso?

da  http://gadget.wired.it/news/elettrodomestici/2011/04/14/pantone-colori-2012.html



In origine gli uomini erano tutti dello stesso colore. Colore del fango, dal quale erano stati impastati.
Ma quando iniziarono a diffondersi in ambienti diversi, modificarono il colore della loro pelle per adattarla ai differenti climi.
Oggi ne esistono di tante razze, ma dentro sono tutti uguali, anche se parlano lingue differenti e a parole sembra che non si capiscono.
Un po’ come i bambini che vorrebbero avere sempre ragione,c’è sempre qualcuno che pretende di avere il colore migliore di quello di tutti gli altri. Ma è solo che vuole fare la voce grossa, perché in fondo ha paura perfino della sua stessa ombra e pensa che comportandosi in questo modo nessuno se ne accorga.
Chi si inalbera sulla presunta superiorità della propria razza e la nasconde abilmente con il pretesto di salvaguardare la quiete del paesino in cui abita dall’invasione di uomini di razze, culture e d’aspetto diversi dalle proprie, diffondendo pregiudizi, come fossero semi di gramigna in un campo fertile coltivato a grano,in realtà ha timore, un immenso primordiale timore di scoprire una verità.
La Verità di ritrovarsi davanti uno specchio, quello dell’anima e di vedersi molto più abbruttito del proprio fratello, quello sporco, lacero, povero, diverso, che, nonostante gli sputi e gli insulti ricevuti, continua a tendere la sua mano, non per prendere, ma per dare, con la serena semplicità di chi sa vivere con poco, l’umanità di cui è ricolmo e che in cambio chiede poco, pochissimo: solo rispetto, anche per la sua piccola diversità. 



(da www.raccontisuipalmidellemani.blogspot.com , post pubblicato il  17 settembre 2011)

giovedì 25 aprile 2013

DIETRO GLI OCCHIALI


da  http://latavernadellestelle.iobloggo.com/381/cinema-ed-occhiali-100-anni-di-storia-di-un-mito/&y=2009&m=10


Dietro gli occhiali ci sono gli occhi e gli sguardi delle persone che guardano, ognuna a modo suo.
Gli occhiali servono a compensare gli sguardi quando non arrivano a guardare con nitidezza il mondo che li circonda e non riescono a fornire indicazioni esaurienti alle persone che li lanciano con timore di compiere passi sbagliati.
Le lenti che le montature degli occhiali sorreggono, hanno forme e spessori diversi : sono fine, spesse, concave o convesse, variano a seconda del problema che gli occhi presentano.
Ci sono sguardi lunghi che vanno troppo oltre dove vorrebbero vedere e le lenti servono a fermare quegli sguardi alla distanza giusta, prima che precipitino troppo oltre.
Ci sono sguardi corti che non arrivano dove dovrebbero e le persone non vedono molto più in la del loro naso, le lenti in quel caso servono a fare qualche passo in più, affinché arrivino dove è necessario.
Poi ci sono occhiali che si mettono per sentirsi più belli o per civetteria, per coprirsi dai raggi più forti del sole. Le lenti che sorreggono sono scure o addirittura a specchio e chi vi guarda attraverso, preferisce non essere visto per non farsi scoprire cosa gli passa negli occhi.
Le persone che si fanno anziane, hanno bisogno di lenti che sostengono i loro anziani sguardi.
I nonni che leggono le storie, hanno occhiali che gli consentono di vedere le letterine delle parole scritte per poterle leggere ai loro nipotini, che vorrebbero prendere quegli occhiali e vedere cosa vedono i nonni quando ci guardano dentro.
Ma se lo fanno, i loro giovani occhi, vedono solo offuscato e tutto annebbiato e pensano che i loro nonni sono maghi che riescono a leggere le parole nonostante la nebbia che sta sempre davanti i loro anziani occhi.


(da www.raccontisuipalmidellemani.blogspot.com , post pubblicato il 18 settembre 2011)

venerdì 22 marzo 2013

I BAMBINI CHE SI STUPISCONO


da  http://aforismifacebook.blogspot.it/2012/11/il-bambino-che-ce-in-te.html



I bambini che si stupiscono quando qualcuno dice loro qualcosa, nel loro lettino rimescolano i pensierini e ci costruiscono sogni che li accompagnano nelle loro passeggiate lungo le notti.
Le loro piccole menti montano i frammenti, come fossero costruzioni e fabbricano nuvole colorate, che ridono di pioggia solletichina, che sale verso il cielo e fa le capriole prima di riscendere in testa alle persone che non si vogliono far asciugare e che scappano a tuffarsi nei prati di erba alta, per nascondersi e non farsi trovare.
A tratti tirano su un piede, per guardare intorno se c’è qualcuno che cammina e, non vedendolo, tirano su una mano piena di dita per toccarlo.
Ma chi passa lì vicino, ha la testa da un’altra parte e inciampa supponendo di aspettare tutt’altro. Non cade, rimbalza su un materasso di gomma che lo fa precipitare in una risata e rotolando si sofferma a riflettere davanti uno specchio che, offeso di essere specchiato da tutti, si volta, lasciando intravedere cosa ci si nasconde dietro.
Il bagliore improvviso di una luce, risveglia una curiosità sopita.
È il giorno e la mamma ha alzato la serranda, risvegliando il suo bambino.


(da www.raccontisuipalmidellemani.blogspot.com , post pubblicato il 17 settembre 2011)

venerdì 15 marzo 2013

LA PUNTEGGIATURA


da  http://www.italianwebdesign.it/tips-grammaticali-la-punteggiatura/



Un bambino che parla non sa ancora niente delle pause che deve fare nei discorsi e svuota tutto il contenuto di ciò che sente di voler dire, senza preoccuparsi se tutte le parole che tira fuori, e tutte insieme, sommergono chi lo ascolta, fino al punto che non riesce nemmeno più a sentire.
Ancora non ha capito che a volte deve sostare a riprendere fiato e dare il tempo a chi gli sta vicino, di far entrare tutte le parole dette fino a quel momento, ad una ad una, nelle orecchie, altrimenti non ci capisce niente.
Un grande, poi, quando un bambino parla, spesso non lo ascolta nemmeno con il dovuto rispetto, lui si sente grande e pensa che tutto quello che il bambino vuole dire, lui lo sa già ed è quasi inutile che lo stia a sentire.
Ma forse si è dimenticato delle sensazioni che il bambino desidera comunicare: è vero che sono cose che lui ha già vissuto, ma quando? Decine d’anni prima! E crede ancora di ricordarsi tutto?!
Quando al bambino viene spiegata la scrittura, inizia ad imitare le letterine e, piano piano, mettendoci tanta buona volontà, si impara anche a scriverle, montandole anche insieme a costruire parole.
Ma le virgole, i punti e virgola, i punti, i punti esclamativi e i punti interrogativi a cosa servono?
Il carattere alle parole il bambino glielo da mentre le dice e quando le scrive si vede chiaramente che sono scritte da un bambino: con tutte le zampe e le braccia che allungano, il lettore lo abbracciano, lo afferrano saldamente e se lo trascinano di peso fino all’ultima sillaba scritta, esprimendo chiaramente i loro concetti, senza bisogno di prendersi alcuna pausa, né tergiversare in inutili indecisioni.
Il bambino ha fretta di posare la penna e riprendere a correre dietro alla sua fantasia.



(da www.raccontisuipalmidellemani.blogspot.com , post pubblicato il 17 settembre 2011)

mercoledì 6 marzo 2013

LO SPUNTATORE DEI SOGNI


da  raccoon.ilcannocchiale.it 


I bambini la notte sognano come tutti e forse fanno sogni più allegri e belli dei grandi, che, invece, vi riversano tutte le preoccupazioni che di giorno li assillano.
Però anche i bambini, quando fanno dei sogni lunghi che vorrebbero non finissero mai, perché si divertono a correrci dentro su prati assolati e ricolmi di colori allegri, sanno che c’è un signore del mondo dei sogni che la notte passa nei sogni di tutti e controlla da quanto tempo durano.
Se durano da troppo tempo, allora li spunta, mescolando i seguiti e facendone iniziare di nuovi, a volte meno belli  e più movimentati, anche perché tutte le persone che la sera si sono addormentate, la mattina devono essere risvegliate, anche se vorrebbero restarci più a lungo nel mondo dei sogni.
Questo signore, che nessuno conosce perché non si fa vedere, ha proprio il compito di spuntare i sogni troppo lunghi, che potrebbero piacere troppo e far dimenticare alle persone che non si vive nel mondo dei sogni, ma ci si va solo per brevi passeggiate, per rifocillarsi nella mente e nello spirito, nelle ore notturne e, a volte, per brevi puntatine anche nei pomeriggi estivi di giornate lunghe e calde.



( da www.raccontisuipalmidellemani.blogspot.com , post pubblicato il 17 settembre 2011)

domenica 24 febbraio 2013

I CATTIVI DELLE FIABE


da  http://www.omero.it/index.php?amount=0&blogid=16&query=il&startpos=2870



Il lupo cattivo delle fiabe si era stufato di stare chiuso dentro delle storie che finivano sempre male per lui. Era stanco del ruolo che doveva interpretare e un giorno senza dire niente se ne andò.
I bambini che ascoltavano le fiabe che raccontavano loro i nonni o le mamme prima di andare a letto, all’inizio non ci fecero caso. Ma quando le fiabe andavano avanti, si sentiva che mancava qualcosa.
Cappuccetto Rosso, ad esempio, poteva fermarsi nel bosco tutto il tempo che voleva senza che le potesse capitare nulla di brutto. I bambini si annoiavano a sentire che continuava a raccogliere tutto quello che voleva senza che incontrasse nessun lupo.
Non era solo il lupo che si era stufato. Anche le streghe, gli orchi, le matrigne e tutti i cattivi se ne andarono.
Le fiabe non dicevano più nulla e i bambini non provavano più gusto ad ascoltarle.
Hansel e Gretel erano diventati obesi a furia di mangiare la casetta di marzapane e non riuscivano più a fare nemmeno un passo, di trovare tesori e ritornare a casa nemmeno a parlarne.
Biancaneve era rimasta a servizio a casa dei Sette Nani che non le concedevano nemmeno il giorno di riposo e doveva rassettare tutti i giorni.
Cenerentola aveva smesso di lustrare la casa e la sporcizia l’aveva sommersa al punto che nessun emissario del Principe avrebbe osato venire a cercarla.
La Bella Addormentata aveva messo su un atelier di moda ed i suoi capi avevano invaso tutto il regno di suo padre, ossessionandone i sudditi al punto da spingerli ad espatriare in altri regni meno soffocati dalla moda.
Ma anche i cattivi non se la passavano bene.
Arrivati nel mondo reale, avevano presto imparato che i cattivi che vi avevano trovato lo erano molto più di loro e dopo poco preferirono tornare al loro posto nelle fiabe.


(da www.raccontisuipalmidellemani.blogspot.com , post pubblicato il 17 settembre 2011 )

mercoledì 20 febbraio 2013

CAROSELLO


da  http://www.polisemantica.blogspot.it/2013/02/il-ritorno-di-carosello-e-il-fascino.html

Una volta esisteva un programma che facevano tutte le sere alla televisione.
Lo vedevano tutti, ma proprio tutti e nessuno diceva che era brutto.
Allora non c’erano quelli che misuravano se piaceva o meno, come succede con i programmi che fanno oggi: non ce n’era bisogno.
Si chiamava “Carosello” e conteneva solo pubblicità, ma pubblicità che oggi non se ne vede più.
Ogni prodotto veniva reclamizzato con una scenetta. Gli attori che interpretavano quelle scenette erano i migliori che c’erano allora.
C’erano anche i cartoni animati che facevano la pubblicità.
Ma nessuno slogan era fastidioso e appiccicoso, come quelli che trasmettono oggi.
I bambini se lo vedevano tutti e quando finiva andavano a letto: era la regola.
Allora le belle favole divertenti, le sapeva raccontare persino la televisione e nessun bambino era dispiaciuto o faceva qualche discussione.



(da www.raccontisuipalmidellemani.blogspot.com , post pubblicato il 17 settembre 2011)


Si dice che forse verrà riproposto tra poche settimane. Sarà ancora bello come allora e affascinerà anche i bambini di oggi come aveva incantato quelli di quegli anni?

da  http://www.kataweb.it/multimedia/media/544672/3
Solo guardandolo potrà capirsi se starà in linea con il vecchio Carosello.

martedì 19 febbraio 2013

LA MAGA SMEMORATA


da  http://giuliasalfi.blogspot.it/2012/05/vista-una-maga-le-hai-viste-tutte.html



Ai tempi in cui ancora si credeva alle maghe ed alle streghe,c’era una maga che, quando iniziava le sue magie, aveva difficoltà a terminarle senza combinare qualche pasticcio,dato che non rammentava mai con esattezza le formule che doveva dire.
Dalle colleghe maghe e streghe era considerata un po’ pasticciona e molte di loro erano spesso dovute intervenire per risolvere situazioni a volte pericolose.
Ogni volta si raccomandavano affinché si ripassasse per bene le formule prima di pronunciarle sbagliate: con la Magia non sai mai come va a finire se sbagli qualcosa.
Lei prometteva che la volta successiva si sarebbe preoccupata di ripassarsi la formula giusta, ma poi, quando la volta successiva arrivava, si era dimenticata anche delle brutte esperienze precedenti, delle varie promesse fatte e di nuovo veniva a trovarsi nei pasticci per colpa della sua smemorataggine.
A quei tempi i bambini sapevano che, quando si trovavano davanti qualche stranezza, era la Maga Smemorata che faceva qualcuna delle sue magie.
Più di una volta vi avevano assistito: come quella che si fece giorno in piena notte e tutti si svegliarono per colpa della luce forte o quell’altra che si fece notte in pieno giorno e ci si dovette accendere le candele per riuscire a continuare a fare quello che si stava facendo.
Poi sono cambiati i tempi: nessuno si è più preoccupato delle maghe e delle streghe e anche i bambini si sono dimenticati della Maga Smemorata.
Ma state pur certi che nel cantuccio  dove le maghe e le streghe si sono rifugiate, in un piccolo cantuccino c’è anche lei, che continua a combinare i suoi soliti pasticci.
Se non si vedono più è solo perché sono andate tutte molto lontano dal mondo in cui viviamo oggi.


(da www.raccontisuipalmidellemani.blogspot.com , post pubblicato il 17 settembre 2011 )

domenica 17 febbraio 2013

LA BOMBA COMICA


da  http://www.futurology.it/Il_mondo_finira_nel_2012/i_miti_della_fine_del_mondo.htm



Tante persone tristi, che lo sono anche dentro, vivono male pensando solo ai nemici da cui sentono di essere circondate.
Per difendersi credono che il modo migliore sia fabbricarsi armi più potenti con cui attaccare, ritenendo che anche le altre facciano altrettanto.
Ma i peggiori nemici sono quelli che si nascondono dentro, sono le convinzioni sbagliate, quelle più subdole che fanno vedere sempre tutto grigio scuro o nero, anche davanti una giornata serena, illuminata dal sole.
La tristezza di tutte queste persone andrebbe sconfitta tutta insieme, con una grande immensa bomba, che nessun uomo è in grado di costruire, né tanto meno di far esplodere.
Solo i bambini sanno come si costruisce, ma quelli più piccoli, che sono tristi solo per poco, quando hanno fame o sonno e non sanno ancora dirlo.
I loro occhi ridono quasi sempre ed anche il più triste degli uomini, se si avvicina e li guarda, dimentica la sua tristezza, butta via tutte le armi che si è costruito e, invece di combattere con tutta la sua mestizia, inizia a sorridere e il cielo azzurro gli entra nei suoi occhi, allargando il suo animo fino all’ultimo raggio di sole, le margherite gli fioriscono nei pensieri, e, mentre si dimentica di tutto l’odio covato e della sua infelicità, si accorge di essere vivo e si spoglia della tuta mimetica, dell’ideologia e del fanatismo, dai quali era stato vestito e inizia ad essere una persona, a respirare profondamente, a riappropriarsi della sua vita e si mette a camminare, tenendo per mano quei bambini, verso un orizzonte sereno e privo di tutte le paure.
E dentro ha solo tanta voglia di ridere e di essere felice.



(da www.raccontisuipalmidellemani.blogspot.com , post pubblicato il 17 settembre 2011)

giovedì 14 febbraio 2013

LA Z DI ZORRO

da  misteridivita.blogspot.com



Una volta ci fu una sommossa nell’abbecedario, fu quando la zeta si ribellò alla sua condizione di ultima lettera dell’alfabeto.
Per protesta entrò in sciopero ed uscì da tutte le parole contenute nel vocabolario.
Non solo da quelle che iniziavano con la z, ma anche da quelle che la contenevano nel mezzo.
Così dal vocabolario sparirono le parole zeta, zappa,zampa,zampone,zaffiro,zeppo, zotico, zuzzurullone.
Ciò che di queste parole rimase provò ad infilarsi in altre sezioni del vocabolario, ma non tutte le parole orfane della z continuavano ad avere senso e si ritrovarono senza un foglio su cui stare e senza nessuno che più le pronunciava.
Il vocabolario si era ritrovato bell’e dimagrito prima che se potesse rendere conto.
E tutte le altre lettere si accorsero di quanto fosse importante la Z, senza della quale non si poteva stare a lungo senza ritrovarsi con poche parole da dire.
La situazione era diventata insostenibile e la Z si era ribellata in tutti i vocabolari dove era presente.
In quelle lingue non si poteva più né scrivere, né parlare.
Uno scrittore che aveva a cuore il problema e che non poteva continuare a fare ciò che tanto amava, capì che in fondo la Z aveva ragione e si mise a scrivere un romanzo in cui questa lettera aveva il ruolo principale.
Il romanzo si intitolava “Zorro” e la lettera Z campeggiava al centro della copertina.
La Z gradì molto questo omaggio e ringraziò lo scrittore al punto da sospendere qualunque forma di lotta.
Tutte le lettere Z tornarono al loro posto in tutte le parole e i vocabolari di tutte le lingue ridivennero completi in tutti i loro fonemi.
La Z capì che la sua posizione nei vocabolari non era importante: ciò che contava era la considerazione in cui era tenuta da tutte le altre lettere degli alfabeti delle diverse lingue.


(da www.raccontisuipalmidellemani.blogspot.com , post pubblicato il 17 settembre 2011)

mercoledì 13 febbraio 2013

LA BARBA DEL NONNO


da   http://www.repubblica.it/persone/2012/09/23/foto/c_barba_e_barba_al_via_i_campionati_europei-43111863/1/


Una volta un bambino che aveva la fortuna di avere un nonno che la sera prima di andare a letto gli raccontava le favole, scoprì che la barba che questo nonno portava con orgoglio intorno al viso e che gli scendeva lunga sui vestiti, era magica.
Infatti, appena il nonno iniziava a raccontare una storia, ecco che subito dai peli lunghi della barba iniziavano a spuntare i personaggi che lui a parole descriveva.
Facevano capolino in punti diversi : da un lato i buoni, dall’altro i cattivi, e, piano piano scendevano e camminavano davanti lo sguardo stupito del bambino che li guardava dal calduccio del suo lettino.
Il nonno, troppo preso a leggere le parole del libro, non sentiva questi personaggi che camminavano sui suoi vestiti e che arrivavano fin sul letto del nipotino.
Perfino gli oggetti che venivano descritti spuntavano dalla barba e scivolavano fino al letto, ma anche gli scenari in cui erano ambientate le storie venivano fuori da quella barba.
Finché durava il racconto, restavano i personaggi e sottolineavano con i gesti le azioni e i fatti che il nonno descriveva a parole.
Poi come d’incanto, quando la storia stava per finire, i personaggi, gli oggetti e gli scenari che erano comparsi, ad uno ad uno salutavano gentilmente il bambino e tornavano ad arrampicarsi sui vestiti e sulla barba del nonno, fino a scomparire nel folto di essa, giusto in tempo per non esser visti dal nonno stesso che un attimo dopo avrebbe chiuso il libro.
Il nipotino, ancora a bocca aperta, guardava stupito la barba magica del nonno, che, un po’ risentito, pensando che il bambino fosse assorto in pensieri suoi e non lo avesse ascoltato con attenzione, quasi lo rimproverava minacciando che un’altra sera non sarebbe tornato a leggere un’altra storia, ma avrebbe delegato ai genitori questo compito.
Il nipotino, deglutendo appena lo stupore, invece lo pregava di tornare l’indomani perché le storie raccontate da lui assumevano dei contorni più realistici e più coinvolgenti, forse per il tono che la sua barba sapeva fargli assumere.
Il nonno sorrideva, gli dava un bacio e se ne usciva.


(da www.raccontisuipalmidellemani.blogspot.com , post pubblicato il 17 settembre 2011 )

lunedì 11 febbraio 2013

LA PECORA INSONNE


da  http://agronotizie.imagelinenetwork.com/zootecnia/2010/09/21/pecorino-in-arrivo-i-primi-aiuti/9962


Una pecora non riusciva a dormire perché non riusciva a contare che se stessa.
Decise di uscire a cercare un’altra pecora e cammina, cammina, finalmente la trovò.
Ma anche due pecore non riuscivano a contare che fino a due e continuavano ad avere paura del lupo.

da  http://ilcittadinoonline.it/news/155784/Stragi_di_pecore__nel_2012_danni_per_oltre_20mila_euro_ad_azienda.html


Facendo molta attenzione uscirono a cercare altre pecore e ne incontrarono altre due.
Ma anche in quattro erano poche, allora continuarono a cercare.
Ne trovarono altre quattro.
Ma anche in otto erano poche per riuscire a trovare sonno. Allora uscirono e ne trovarono altre otto.
Erano sedici : una decina e sei unità. Ma erano ancora poche.
Ne trovarono altre sedici. Ma anche in trentadue : tre decine e due unità, erano poche.
Ne trovarono altre trentadue, erano sessantaquattro: sei decine e quattro unità, ma erano ancora poche.
Uscirono ancora una volta e ne trovarono altre sessantaquattro. Erano centoventotto: un centinaio, due decine e otto unità.
Iniziavano ad essere un numero consistente, ma avevano ancora paura del lupo.
Uscirono e trovarono altre centoventotto pecore.
Erano duecentocinquantasei: due centinaia,cinque decine e sei unità.
Ma erano ancora poche.
Uscirono e incontrarono altre duecentocinquantasei pecore.
Erano cinquecentododici: cinque centinaia, una decina e due unità.
Non si sentivano ancora sicure e incontrarono altre cinquecentododici pecore.
Adesso erano milleventiquattro. Un bel numero, non c’è che dire.
Un migliaio, due decine e quattro unità.
Ma avevano ancora paura del lupo e non riuscivano a dormire.
Uscirono un’altra volta ed incontrarono altre milleventiquattro pecore.
Tutte insieme ammontavano a duemilaquarantotto: due migliaia, quattro decine e otto unità.
Ma ancora non avevano sonno.
Uscivano ancora e trovando altre duemilaquarantotto, quando tornarono erano quattromilanovantasei.
Un numero grande e grosso che un bambino si stanca a contarlo tutto.
Quattro migliaia, nove decine e sei unità.
Ma ancora volevano essere di più.
Quando tornarono erano ottomilacentonovantadue pecore.
Otto migliaia, un centinaio, nove decine e due unità.
Le due unità si sentivano poche, ma la compagnia delle nove decine, del centinaio e soprattutto delle otto migliaia le rendeva sicure di non essere catturate dal lupo.
E finalmente riuscirono a trovare il sonno.
I bambini che hanno paura dell’”Uomo Nero” o dei “Mostri” che popolano la loro fantasia, quando ascoltano questa storia, si sentono più sicuri in compagnia di tutte queste pecore e riescono anche loro a trovare il sonno, contando tutte le pecore che vi si trovano intorno.

da  http://sauraplesio.blogspot.it/2012/12/bersani-e-le-nuove-pecorarie.html



(da www.raccontisuipalmidellemani.blogspot.com , post pubblicato il 17 settembre 2011)

giovedì 7 febbraio 2013

L'INVENTORE DEI BUCHI NELL'ACQUA


da  http://www.officinah2o.it/cronaca/buchi-nellacqua/


Un inventore, che proprio non sapeva fare altro che inventare, le provava proprio tutte per riuscire a realizzare l’invenzione che l’avrebbe reso ricco e celebre.
Ma era anche molto pigro e tutti i suoi tentativi si erano concentrati sugli accessori del dormire.
Pensando che se il letto fosse stato comodo, chi vi si distendeva sopra avrebbe dormito meglio e più facilmente, vi aveva fatto alcune piccole modifiche.
Appena ci si sdraiava sopra, questo iniziava a dondolare e cantava una dolce ninna nanna.
Sembrava che tutto filasse liscio e già pregustava di aver finalmente raggiunto i suoi obiettivi, preparandosi a registrare il suo brevetto.
Ma ad un certo punto, il letto, che stava forse troppo comodo, si addormentava e, invece di cullare chi vi stava sopra e cantargli la ninna nanna, si metteva anche a russare, disturbando oltremodo chi avrebbe voluto addormentarsi.
Deluso dal letto, si era concentrato sul cuscino, ritenendo che un buon cuscino avrebbe accolto meglio il capo e ne avrebbe stimolato il desiderio di sognare.
Così aveva dotato il cuscino di un sistema sonoro collegato con i sogni del dormiente: chi sognava avrebbe sentito i suoi sogni con l’effetto stereofonico del sistema dolby sorround, lo stesso che viene usato al cinema.
Sembrava che tutto stesse andando al meglio.
La persona che si era distesa sul letto, dormiva e aveva anche iniziato a sognare.
I suoni uscivano fuori delicati e avvolgevano il dormiente in una sensazione stereofonica tridimensionale.
Però ad un certo punto il ritmo del sogno si faceva più veloce, le voci si susseguivano sempre più forti.
L’inventore avrebbe voluto abbassare il volume, ma si accorgeva con disappunto che si era dimenticato di mettervi la manopola.
Il volume cresceva al punto che il dormiente si svegliava, spaventatissimo: gli sembrava di esserci per davvero nel suo incubo e correva via inseguito dalle voci e dai rumori del sogno che stava facendo, portandosi via il famigerato cuscino.
L’inventore era stanco dei suoi buchi nell’acqua.
Come riuscivano bene a lui, non riuscivano a nessuno.
Alla fine brevettò quelli, peccato che non duravano.



( da www.raccontisuipalmidellemani.blogspot.com, post pubblicato il 17 settembre 2011)

mercoledì 6 febbraio 2013

LE SETTE NINNE NANNE E IL MARE


da  http://lorenza5.wordpress.com/2010/11/04/in-riva-allanima/




Sette ninne nanne stavano discutendo su quale di loro fosse più efficace per far addormentare i bambini.
Ognuna canticchiava con vigore la propria nenia, pretendendo che le altre ne apprezzassero l’efficacia.
Nessuna di loro però era disposta ad ammettere che un’altra fosse migliore della propria.
Era ormai diverso tempo che discutevano senza riuscire a venirne a capo.
Avrebbero voluto chiedere ad un bambino quale gli piaceva ascoltare o alla sua mamma quale preferiva raccontare, ma intorno a loro non vi erano persone in quel frangente.
Era sera, quasi notte e si trovavano in riva al mare.
Erano tutte troppo prese nel fervore della discussione per accorgesi della sua presenza.
Si fece sentire lui con il dolce rumore delle sue onde. Venne avanti a piccole increspature ricolme di schiuma bianca.
Si accorsero che avevano un’ospite a cui chiedere consiglio e non tardarono a farlo.
Rivolsero tutte le loro orecchie nella sua direzione per ascoltarne la risposta.
Lui chiese a tutte loro di ricantare le loro nenie, in modo da poter esprimere la sua opinione in merito.
Lo accontentarono e a turno ognuna di loro canticchiava le proprie strofe sulle proprie note.
I suoni che uscivano si disperdevano però davanti l’immensità di quelle onde, delicate che si susseguivano sulla riva. La melodia che suonavano quelle onde le sovrastava e davanti quel ritmo calmo e regolare impallidiva ogni tentativo di nenia, qualunque fosse.
La notte era scesa, infine, delle ninne nanne restavano solo a tratti dei passi.
Quello che invece non smetteva era il placido cullare del mare, che allietava perfino la luna e le stelle che dal cielo si specchiavano serene.



(da www.raccontisuipalmidellemani.blogspot.com  , post pubblicato il 17 settembre 2011)

venerdì 1 febbraio 2013

IL VENTO


da  http://blog.fotovoltaicowebitalia.it/lenergia-del-vento-capace-di-rendere-autonomo-tutto-il-pianeta/


Attraversa gli oceani e i continenti, scavalcando montagne e altipiani, muovendo la sabbia delle dune dei deserti e divertendosi a modellarla a suo piacimento.

da  http://www.fotocommunity.it/pc/pc/display/24404903 foto di Paolo Spaggiari


Nei boschi e nelle foreste si insinua fischiando tra le fronde degli alberi, agitandone le chiome e scuotendole per giocare.
Davanti le città si ferma indeciso, vedendo che i suoi abitanti corrono molto già di loro. Ma poi superato il primo attimo di incertezza e vedendo quante cartacce lasciano agli angoli per terra i suoi abitanti, si diverte a strapazzarli rigettando loro in faccia i rifiuti che gettano e li costringe a coprirsi il viso dai suoi sberleffi di aria e scuote le loro sciarpe e i baveri alzati e fa volare cappelli.
A tratti si sofferma su una panchina a riprendere fiato e carezza con un soffio più delicato i capelli di un bimbo che sorride dormendo in un passeggino su un prato, o un uomo stanco di non essere ascoltato, mentre vestito dei suoi pochi stracci sta disteso su un cartone e si copre come può sotto dei portici la notte.
Dovunque passa fa dono di sé e del suo movimento incessante e con sé prende qualcosa dei luoghi che attraversa.



(da www.raccontisuipalmidellemani.blogspot.com , post pubblicato il 17 settembre 2011 )

giovedì 31 gennaio 2013

UNA STORIA PIU' BELLA DI TUTTE




Era quasi ora di andare a dormire, il bambino, già in pigiama, si stava infilando sotto le coperte, la mamma stava per venire a raccontare la storia della sera e a dare il bacio della buonanotte. Ma ecco che d’improvviso si accendeva una disputa tra le Favole e le Fiabe. Le prime affermavano che le altre erano troppo spaventose, piene come erano di lupi cattivi, orchi, streghe e giganti che incutevano paura ai bambini che, invece di fare bei sogni, avrebbero sicuramente avuto solo incubi terribili. Le seconde si difendevano confidando in tutti i lieti fine che avrebbero rincuorato i terrorizzati bambini e accusavano le prime di esprimere solo visioni ottimistiche della vita, in cui non erano presenti quasi cattivi: secondo loro, in questo modo un bambino avrebbe visto solo il lato bello e non avrebbe imparato ad affrontare le difficoltà della vita.
Il bambino ascoltava tutto questo vociare confuso: avrebbe voluto sentire solo una storia, senza stare tanto a preoccuparsi delle implicazioni che si portava dietro.
A lui bastava che era bella. Che gli importava se c’erano il lupo cattivo, le streghe, gli orchi, i giganti o gli animali o degli oggetti o delle piante?
Stanco di questa disputa e, visto che la mamma ancora non arrivava, la storia che avrebbe voluto sentire se la immaginò da solo.
C’erano tutti i cattivi ed i buoni delle fiabe e gli animali, le piante e gli oggetti delle favole. Erano tutti intorno ad un grande albero dalla chioma immensa, si tenevano per mano, mentre il cielo inondava di serenità con la luce di un sole giallo al punto da far sorridere e giravano intorno, cantando le melodie più dolci, che i bambini ascoltano dalle voci delle loro mamme. Nessuno di loro si preoccupava di essere preferito dai bambini, ognuno di loro era importante che ci fosse, ed era contento di esserci.
Il bambino sorrideva a questo grande girotondo e già dormiva quando la mamma arrivò. Non lesse nessuna storia, gli diede il bacio della buonanotte e ripose nella libreria i due libri aperti sul tavolo vicino: quello delle Favole e quello delle Fiabe.
Pensava che non erano serviti e invece quella sera si erano letti da soli e tutti insieme, in una storia più bella di tutte, senza cattiverie e torti, senza timori e paure, piena solo di tanta serenità, quella che spesso non si trova.


( da www.raccontisuipalmidellemani.blogspot.com , post pubblicato il 17 settembre 2011 )

lunedì 28 gennaio 2013

I VECCHI SAGGI


da  http://www.madia.it/mdm_rifbernina.htm

Se ne stanno abbarbicati sulla cima di alte montagne, lontani dalle lusinghe e dal frastuono delle televisioni che irradiano programmi e pubblicità a pagamento.
I bambini ne sono inondati e travolti, ricolmi di gadget fin dentro le loro camerette. Non sono quasi più liberi nemmeno di sognare eroi inventati dalla loro fantasia, incatenata da giocattoli invadenti.
I vecchi saggi vorrebbero parlare. Le loro parole sono libere come gli uccelli che volano nel cielo, senza padroni che ne misurano le traiettorie e impongono obiettivi da raggiungere.
I vecchi saggi hanno inciso le loro parole sulle pietre, perché rotolando dalle montagne raggiungessero i bambini e ne tramandassero gli insegnamenti nei loro cuori.
I bambini hanno visto le pietre, ne hanno letto le incisioni scavate in profondità, anche se sono trascorsi molti anni da allora, ma non importa se i vecchi saggi forse non ci sono più sulle impervie montagne, il loro messaggio è giunto nel profondo dell’animo dei bambini e il tonfo che vi ha fatto è stato forte.



(da www.raccontisuipalmidellemani.blogspot.com , post pubblicato il 19 settembre 2011)

mercoledì 23 gennaio 2013

GLI UOMINI CHE SANNO SOGNARE

da  http://blog.libero.it/NERALUNA69/11258459.html



Ci sono degli uomini che sono ancora capaci a sognare. Ma sognano talmente bene che, anche se sono svegli, continuano a costruire i loro sogni.
Vivono per i loro sogni, al punto che alla fine questi diventano veri.
Sono i loro figli, delle magnifiche creature di cui fanno dono alla Umanità intera, senza tenere nulla per sé, se non la gioia di aver donato loro la vita, anche contro tutto e nonostante l’ottusità di tanti che gli ridevano in faccia quando venivano a conoscenza dei loro propositi.
Da bambini hanno saputo conservare nel cuore il desiderio di costruire e non si sono spaventati se il loro era un sogno troppo grande.
Non esistono sogni troppo grandi, quando il sentimento che li anima è puro e disinteressato a tutto, tranne che alla loro realizzazione per il bene di qualcun altro in difficoltà.



(da www.raccontisuipalmidellemani.blogspot.com , post pubblicato il 17 settembre 2011)

martedì 22 gennaio 2013

IL RE CHE NON RIUSCIVA A DORMIRE




Un Re che non riusciva a chiudere occhio, disse al suo Primo Ministro di andare alla stalla, che stava poco distante dal palazzo, a dire al cavallo di non russare perché lui non riusciva a dormire.
Il Primo Ministro andò dal Ministro dell’Agricoltura e dell’Ambiente e gli disse di andare alla stalla a dire al cavallo di non russare perché il Re non riusciva a dormire.
Il Ministro dell’Agricoltura e dell’Ambiente andò dal Ministro senza Portafoglio e gli disse di andare alla stalla a dire al cavallo di non russare perché non faceva dormire il Re.
Il Ministro senza Portafoglio, che come gli altri non aveva voglia di andare nella stalla, andò invece dal Buffone di corte e riferì di fare quanto gli era stato detto.
Il Buffone di Corte andò dal Paggio e gli disse di far smettere il cavallo di russare perché al Re dava fastidio.
Il Paggio andò dal Maggiordomo e glielo riferì.
Il Maggiordomo andò dal Cameriere e riferì quanto gli era stato detto.
Il Cameriere andò dal Garzone.
Questi finalmente attraversò il cortile che era già l’alba e bussò a casa dello Stalliere.
Lo Stalliere aprì che il sole si alzava.
Il Garzone riferì che il Re non riusciva a dormire perché il suo cavallo russava.
Lo Stalliere andò a riferirlo al cavallo, ma quando aprì la porta della stalla, vide che era stata solo accostata e dentro non vi era nessun cavallo.

Il cavallo era già fuori da un pezzo. Tutta la notte non era riuscito a chiudere occhio per colpa del russare forte del Re.



(da www.raccontisuipalmidellemani.blogspot.com , post pubblicato il 15 ottobre 2011)