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venerdì 8 marzo 2013

I Cuochi

da  http://www.fantaparty.it/cappello-da-chef.html




Ai bambini colpiscono molto la fantasia con i loro capelli: alti, bianchi e con quelle forme buffe che in testa assumono fisionomie diverse a seconda delle pietanze che stanno creando.
Non ce n’è uno che somiglia all’altro ed ognuno di loro si diletta a proporre pietanze sempre più raffinate.
I palati, si sa, sono dei tipi alquanto esigenti e non badano affatto a quello che pensano gli apparati digerenti. Loro non devono digerire, ma solo annunciare il sapore che arriva e gli stendono volentieri il tappeto rosso delle grandi occasioni, con la guardia d’onore bianca schierata tutt’intorno.
I cuochi sanno accontentare tutti, ma proprio tutti i palati.
Gli unici che protestano sono i poveri fegati, ma nessuno li vede e nessuno li sente, anche se ogni tanto si gonfiano come i palloncini che piacciono ai bambini.
Ma guai a farli gonfiare troppo quei poveri fegati, i visi delle persone da rosa si fanno gialli e verdi e di mangiare non se ne parla proprio.
I cuochi si divertono a fare piatti di tutti i colori, che fanno contente tutte le persone che si incantano a vederli e quasi si dispiacciono a rovinare quelle bellissime creazioni per mangiarle.
A volte sono gli occhi a voler mangiare un po’ troppo.




(da www.affabulatorio.blogspot.com , post pubblicato il 29 gennaio 2012) 

venerdì 1 marzo 2013

A MARK TWAIN

da http://www.trackback.it/articolo/sul-google-doodle-di-oggi-mark-twain-e-le-avventure-di-tom-sawyer/46997/


Un ragazzo di quattordici anni che amava leggere e che aveva già divorato decine di libri, un giorno di giugno di diverso tempo fa aveva trovato un vecchio libro scritto tanti anni prima da un signore. L'aspetto della copertina rispecchiava gli anni del libro. Il titolo non lasciava immaginare tutto quello che era contenuto dentro, anche se la parola "avventure" accompagnata al nome "Huckleberry Finn" e a quello di "Tom Sawyer" suscitava una qualche curiosità. La trama non aveva nulla di banale, anzi, prendeva avvio da dove era arrivato il racconto del libro precedente, Il più famoso "Le avventure di Tom Sawyer". Dopo una partenza tranquilla, il timoroso Jim veniva convinto a fuggire dall'avventuroso Huck Finn verso la possibile libertà dalla schiavitù su di una zattera lungo un fiume, a volte placido, a volte impetuoso. Il viaggio non era facile e molti erano gli incontri che facevano, con persone amichevoli o con persone ostili. Le astuzie di Huck spesso li salvavano da situazioni spiacevoli e alcune volte non bastavano ad impedire la presenza di loschi figuri e imbroglioni di sette cotte che dovevano per forza atteggiarsi a nobiluomini per raggirare interi paesi con i loro imbrogli. I colpi di scena non mancavano, con effetti a dir poco clamorosi e divertenti. Tanto divertenti che quel ragazzo di quattordici anni, anche adesso che ne ha quasi cinquanta, se ripensa a quel vecchio libro scritto sul finire dell'ottocento, non può fare a meno di ridere. In particolare ricorda come un certo Tom Sawyer, negli ultimi capitoli del libro, si sia prodigato a rendere più complicata tutta la procedura per liberare il povero Jim, rinchiuso nel capanno perchè identificato come lo schiavo fuggito che tentava di raggiungere il nord. Sparivano cucchiai, lenzuoli, camicie e gli zii di Tom Sawyer impazzivano per capire cosa stesse succedendo. In quei capitoli era contenuta una tale dose di comicità che il povero lettore non riusciva a non fare a meno di ridere, di gusto e con inevitabili contorcimenti di pancia. Non aveva riso mai tanto come nel leggere quel libro. Quel signore si chiamava Mark Twain e il ragazzo di quattordici anni, dopo quella irresistibile lettura, tutta di un fiato, in una mattinata di giugno, non avrebbe mai rinunciato a leggere anche "Le avventure di Tom Sawyer" e "Il Principe e il Povero" e infatti non rinunciò.
da www.iltopodibiblioteca.blogspot.com



( da www.affabulatorio.blogspot.com , post pubblicato il 30 novembre 2011 )

sabato 23 febbraio 2013

Ci sono tanti modi di mangiare

da  http://www.cercapasseggini.it/notizie-passeggini/seggiolone-mumo-perco-legno-383.asp




Il bambino piccolo che viene imboccato, ancora non sa come funziona il suo palato, però a furia di mangiare si impara anche ad assaggiare. Spesso non ne vuole sapere e tiene la bocca chiusa a tutti i costi e quella poca pappa, che proprio non gli piace, appena può, la risputa in faccia a chi gliela infila a forza tra le guance.
Bambini più grandi, che i denti li hanno, masticano piano, facendo delle lunghe pause prima di inghiottire e ai genitori li fanno infastidire, perché si stufano di stare continuamente a dire: “Mastica!,Inghiottisci!” e a mangiare impiegano le ore, con il cibo sempre in bocca, freddo, scondito e senza più sapore.
Ci sono poi i ragazzi, che sono i bambini più cresciuti, loro l’appetito lo hanno tutto e mangiano, mangiano a più non posso, che il cibo tocca toglierglielo davanti e farglielo trovare giusto e quando è ora, sennò invece di crescere in altezza, prendono gusto a farlo in circonferenza e da grandi rischiano di trascinarsi senza più entusiasmo.
I grandi, poi, vanno sempre di fretta, mangiano nei ritagli, quello che capita e sbilanciano facilmente l’equilibrio degli alimenti. La piramide alimentare l’interpretano a rovescio e invece di mangiare frutta e verdura a più non posso, s’ingozzano di dolci, formaggi, insaccati e paste a dismisura. Loro sì che i valori li hanno tutti sballati: colesterolo alle stelle, stress, rischio d’infarto ed ictus elevati.
Quei fortunati  che arrivano alla vecchiaia, senza denti e con i vari acciacchi, vanno avanti soprattutto a minestrine e brodini.
I sapori tondi e densi non li digeriscono più e non li assaggiano.



(da www.affabulatorio.blogspot.com , post pubblicato il 27 gennaio 2012)

domenica 17 febbraio 2013

IL MERCATO DEL VENTO

da  http://www.statoquotidiano.it/11/08/2012/ambulanti-4-persone-in-ospedale-per-ombrelloni-al-vento-critiche-mec/93442/



Un giorno di mattina, un bambino era andato con i suoi genitori al mercato a fare la spesa. Il mercato è quel posto dove ci sono tante bancarelle su cui vendono tante cose diverse, dalla frutta agli ortaggi, ai formaggi, alle olive, ai prosciutti, ai vestiti, ai tappeti, agli stracci, ai tegami, padelle e pentolami vari.
Le persone ci camminano in mezzo e guardano sui banchi i prezzi per cercare quelli più bassi a cui comprare i prodotti che servono.
I banchi erano coperti con degli ombrelloni per evitare che il sole troppo forte potesse rovinare le mercanzie.
Quel giorno soffiava un forte vento e il cielo non era per niente sereno, anzi era tutto imbronciato.
Il bambino e il papà erano rimasti un po’ distanti e riflettevano sui ragionamenti che al bambino sovvenivano. Il vento si era fatto dispettoso e aveva voglia di far cadere tutti quegli ombrelloni messi in fila sui banchi e si era messo a tirare forte. Era primavera ma sembrava inverno, perché il sole si era nascosto dietro le nuvole e faceva freddo.
Sulle montagne intorno era caduta anche un po’ di neve.
All’improvviso, nonostante tutto il via vai delle persone in mezzo ai banchi, il vento si era riuscito ad infilare e a tirare sempre più forte, proprio mentre il bambino chiedeva al papà se pesava più una formichina o il vento che soffiava.
Alla fine nel momento preciso in cui il papà spiegava che non si poteva pesare il vento, perché era solo aria in movimento, ecco che tutti quegli ombrelloni si sollevavano, liberandosi dai legami che li tenevano prigionieri dei banchi e volavano via trascinati dal vento.
I poveri venditori restavano con tutte le mercanzie sui banchi senza più ombrelloni.
Le persone con il naso all’insù, guardavano tutte per aria tutti quei grandi ombrelloni che volavano lontano e sembrava proprio che fosse volato tutto il mercato e non erano pochi quelli che si arrabbiavano perché il vento si era portato via anche i loro cappelli.


(da www.affabulatorio.blogspot.com , post pubblicato il 1 febbraio 2012 )

venerdì 15 febbraio 2013

LO SPIATTO


da  http://www.carasau.it/le%20ricette.htm


Ai bambini piccoli, quelli che a malapena parlano usando le parole ogni tanto, le posate sembrano delle cose curiose da battere da ogni parte per sentire che suono fanno, a loro non piacciono mica tanto quelle pietanze tutte ordinate e in bella mostra nei loro piatti, circondate da tante posate tutte eleganti e preziose sopra tovaglie ricamate.
No, loro hanno voglia di esplorare anche dentro i piatti con le loro mani e se la pietanza poi si schifa di come viene mangiata?
A questi bambini, ogni tanto è il caso di metterli davanti allo Spiatto: una pietanza fatta di pane Carasau poggiato su più strati sopra un piatto grande, con sopra pezzetti di mozzarella e pomodoro, una spruzzatina d’origano, olio e sale, qualche cappero e qualche fetta di prosciutto.
Ovviamente lo Spiatto si mangia con le mani, senza preoccuparsi degli sbrodolamenti.
Tutti, grandi, piccoli e piccini ci si diverte a manipolare questo cibo e a mangiarlo come l’etichetta mai consente: senza posate e senza tovaglie, senza rigidi galatei, solo con la gioia di sentirsi ogni tanto liberi di giocare anche quando si mangia, come i bambini sognano sempre di poter fare.



(da  www.affabulatorio.blogspot.com , post pubblicato il 20 aprile 2012)

mercoledì 13 febbraio 2013

IL SIGNORE CHE MANGIAVA I SUOI PENSIERI

da  rosatiziana.com



I bambini che amano stare tutto il giorno a sognare ad occhi aperti e immaginano cose belle che restano solo nel mondo della fantasia, spesso vengono rimproverati dai propri genitori o dagli adulti in genere, perché a loro dire stanno troppo con la testa fra le nuvole e poco con i piedi per terra.
A tutti questi bambini è dedicata questa storia.


Un signore che era diventato grande, ma che aveva conservato dentro la capacità di sognare, amava spesso pensare.
I grandi che lo frequentavano e che lo vedevano dissimile da loro negli atteggiamenti, a volte lo rimproveravano, perché a loro dire stava troppo assorto nei suoi ragionamenti, ignorando le comuni preoccupazioni del mondo reale.
Tutti i grandi lavoravano per avere poi i soldi per comprarsi da mangiare, ma spesso facevano dei lavori che non amavano, anzi, andavano al lavoro quasi sentendosi male, perché provavano una profonda repulsione per i compiti che “dovevano” svolgere.
Quel signore, invece non lavorava, non nel senso comune che viene inteso.
Egli trascorreva il suo tempo a pensare. Ma pensava così bene, che i suoi pensieri sembravano veri, quasi da poterli toccare.
Era sempre assorto in essi, anche quando gli altri andavano a mangiare. Quando poi era l’ora di pranzo ed il suo stomaco iniziava a borbottare, lui per tutta risposta si concentrava maggiormente.
Il frutto di tutta quella sua concentrazione gli si materializzava davanti i suoi occhi  e doveva solo allungare le mani per cibarsene: un piatto di spaghetti al sugo, fumanti con accanto posate bicchiere e tovagliolo, posti su di un tavolino con davanti una sedia. Lui non doveva far altro che sedersi e iniziava a mangiare. Per bere poi un’intera brocca piena d’acqua, il vino preferiva non averlo, sennò i pensieri diventavano un po’ alticci.
Il menù non era sempre lo stesso, variava a seconda delle sue preferenze.
Le altre persone credevano che lui morisse di fame e non capivano come facesse ancora a reggersi in piedi.
Un’altra cosa che non capivano era come facesse sempre ad indossare abiti diversi e nuovi, quasi avesse da qualche parte tutto un suo guardaroba di vestiti già stirati, ma questa è un’altra storia.
Lui comunque li lasciava sempre parlare e restava assorto nei suoi pensieri: a lui, quelli si che gli davano da mangiare!



( da www.affabulatorio.blogspot.com , post pubblicato il 22 gennaio 2012)



da  http://orvietosi.it/2012/09/locandina-pensieri-da-mangiare/

lunedì 11 febbraio 2013

VERSO IL DUEMILA E PASSA

da  http://www.mercatinosub.com/attrezzatura-sub-bombole.asp



Verso il Duemila e passa
ciò che resta degli uomini continua ad imperversare
su ciò che rimane ancora da sfruttare.
L'aria pura è ormai utopia e la trovi giusto a pagarla
mille volte mille il suo peso in oro.
Per respirare noi utilitari facciamo il pieno la mattina,
appena usciti di casa con le bombole portatili:
le riempiamo di aria ecologica alla pompa dove
vendono anche la benzina, quella che si usa
per far muovere le macchine. La benzina non è
più quella di una volta: le è rimasto solo il nome,
le hanno tolto praticamente tutto pur di diminuire
l'inquinosità, ad iniziare dal piombo, ma non è bastato:
quello che restava era sempre sufficiente a continuare
ad inquinare.
L'aria ecologica non ha un sapore molto gradevole,
i polmoni sulle prime scuotono con ribrezzo le ciglia e
tossiscono, ma poi, visto che non c'è di meglio
la lasciano entrare, anche se controvoglia.
Il prezzo dell'aria ecologica è popolare,
avremmo voglia di sorridere, nonostante tutto,
ma col respiratore in bocca come possiamo fare?


( da www.affabulatorio.blogspot.com , post pubblicato il 23 ottobre 2011)

domenica 10 febbraio 2013

La famiglia di tutti i colori

da  http://pparliamonee.blogspot.it/2010/06/noi-puffi-siam-cosi.html



Un tempo, quando ancora si faceva caso ai vestiti che le persone avevano indosso e alle macchie che vi si facevano sopra quando li indossavano in diverse circostanze, una signora che attribuiva molto importanza alla pulizia degli indumenti, ma al tempo stesso non voleva stare troppo a lavare i panni, aveva adottato un metodo molto efficace per diminuire la probabilità che ci sporcasse mentre si mangiava.
Lei, il marito e i figli si vestivano con gli stessi colori delle pietanze che mangiavano: in questo modo gli eventuali schizzi restavano mimetizzati nel fondo del vestito e non si notavano. Così se a tavola c’era pasta al sugo indossavano indumenti rossi, se invece la pasta era al pesto, erano verdi. Se mangiavano uova strapazzate erano tutti gialli. Quando bevevano il latte vestivano il bianco e se qualcuno voleva il caffè si copriva di nero. Per le pietanze particolari, indossavano colori più delicati: salmone per le pennette al salmone, giallo chiaro per quelle alla vodka.
Se mangiavano carne vestivano di marrone, ma se questa era al sangue indossavano un marrone più ruggine.
Avevano gli armadi pieni di vestiti che cambiavano in continuazione. Aprendoli sembrava contenessero tutte le sfumature dell’arcobaleno.
I colori erano tutti belli, nonostante i vestiti non fossero più nuovi: la signora lavava tutto a mano usando il famoso olio di gomito sulla tavola del bucato, le lavatrici non si sapeva ancora cosa fossero.
Sono trascorsi molti anni da allora e famiglie come quella non se ne vedono più. Oggi ci sono le lavatrici e i panni si lavano in fretta senza fare fatica, ma i colori non sono più gli stessi: spesso si sbagliano le temperature e si mischiano, i vestiti che ne escono sono tutti un po’ grigi e hanno perso tutte le loro sfumature.



( da www.affabulatorio.blogspot.com , post pubblicato il 21 gennaio 2012 )

giovedì 7 febbraio 2013

Quando la penna...

da http://timelineofblue.splinder.com/archive/2008-01



...scivola sul foglio bianco, non si sa mai quante e quali parole ne escono fuori. Sulle prime magari descrivono dei tratti che lasciano presumere l'aspetto di un discorso sorridente. Ci si dispone a sorridere anche nella mente di chi legge. Però di un tratto la punta della penna devia e quello che sembrava un tranquillo sorriso si tramuta in una smorfia di tristezza, il sole si annuvola e chi legge rischia di bagnarsi, se non ha l'ombrello.
I libri dentro hanno tutto questo e molto più.
Quante volte ho viaggiato senza essermi mai spostato dalla sedia dove ero seduto.
Avevo solo  dischiuso una copertina e già le prime parole che si trovavano scritte sulla prima pagina irradiavano una luce intensa che in pochi attimi mi risucchiava nel pieno della storia che vi era impressa dentro.
Le parole non erano più tali, ma ambienti e paesaggi, animali e alberi, oggetti e persone che si muovevano intorno a me.
La regola era sempre la stessa: seguire il filo di quelle parole fino a che non finivano le pagine scritte.
E quando le pagine scritte erano finite e avevo chiuso anche la copertina posta in fondo ad esse, il racconto continuava nella mia testa e proseguivo a stare in mezzo a tutti i personaggi che avevo conosciuto.
L'unica cosa che non mi stancavo mai di fare era leggere, perché era così bello camminare poggiando gli occhi sulle parole.

da http://libriblog.com/eventi/festival-del-libro-della-brianza/



( da www.affabulatorio.blogspot.com , post pubblicato il 29 dicembre 2011 )

PIER LAMBICCHI ED ALTRO - PIER LAMBICCHI AND OTHER


NELL’EPOCA IN CUI IN ITALIA NON C’ERA ANCORA LA TELEVISIONE, IL DIVERTIMENTO DEI BAMBINI E DEI RAGAZZI ERA FONDAMENTALMENTE COSTITUITO DALLE VIGNETTE CONTENUTE NELLE RIVISTE DI FUMETTI, COME AD ESEMPIO “IL CORRIERE DEI PICCOLI”. 
da Wikipedia
IN QUELLE PAGINE, SOLO APPARENTEMENTE FERME, ERANO PRESENTI TALMENTE TANTE FINESTRE SPALANCATE SUI MOVIMENTI DEI PERSONAGGI, CHE IN CONFRONTO L’ODIERNA RAPPRESENTAZIONE TELEVISIVA RISULTA ASSOLUTAMENTE IMMOBILE.

da comicsandoimage.files.wordpress.com
TRA I TANTI DISEGNATORI CHE SI CIMENTAVANO NELLA NARRAZIONE DI STORIE, GIOVANNI MANCA, GIA’ AUTORE DI COPERTINE PER “L’ALMANACCO DEL GUERIN MESCHINO”, DELINEAVA UN PERSONAGGIO ESTREMAMENTE DIVERTENTE, ANCHE SE IN MODO DEL TUTTO INVOLONTARIO.

IL  NOME STESSO, PIER CLORURO DE’ LAMBICCHI, LASCIAVA IMMAGINARE QUALE FOSSE LA SUA OCCUPAZIONE PRINCIPALE.
copertina del libro edizione del 1970

DA INVENTORE SEMPRE ALLE PRESE CON GLI ALAMBICCHI, PIER CLORURO, RIUSCIVA AD INVENTARE UNA “ARCIVERNICE” IN GRADO DI RIPORTARE IN VITA CHIUNQUE DA UNA QUALSIASI IMMAGINE CHE LO RAPPRESENTAVA, A VOLTE CREANDO ANCHE COPIE DI PERSONE VIVENTI.

PIERO CHIARA, NELLA PREFAZIONE ALL’EDIZIONE DEL 1970 DEL LIBRO DI FUMETTI DEDICATO A TALE SURREALE PERSONAGGIO DALLA ARNOLDO MONDADORI, NON NASCONDE IL FASCINO CHE AFFIORA DA QUELLE VIGNETTE E CHE INVOGLIA A SEGUIRNE IL DIPANARSI DELLE DIVERTENTI NARRAZIONI CHE VI SONO CONTENUTE.

LUI STESSO NE E’ AMMALIATO E CIO’ TRASPARE CON EVIDENZA DALLE SUE PAROLE: 

“LE SUE CREATURE, E IN PARTICOLARE PIER LAMBICCHI CON LA CAMERIERA SOFONISBA E IL NIPOTE PIERINO, AGISCONO CON GRAN DISINVOLTURA DENTRO UN MONDO SURREALE NEL QUALE E’ FACILE TRASFERIRSI NON SOLO IN VIRTU’ DELLE CAPACITA’ POETICHE DELL’ARTISTA, MA PROPRIO PER LA CHIAREZZA E LA PLAUSIBILITA’ DEL SUO DISEGNO, CHE SEMBRA USCIRE NON DALLA MATITA MA DALLA MENTE, LA QUALE PROIETTA SULLA CARTA DELLE IMMAGINI COSI’ PRECISE ED ESSENZIALI DA SEMBRARE DEI FOTOGRAMMI, RIPRESI IN QUELL’AL DI LA’ DELL’IMMAGINAZIONE DOVE GIOVANNI MANCA ELABORA I SUOI MITI.” (da “Pier Lambicchi e l’arcivernice” - Mondadori  1970 – nota introduttiva di Piero Chiara)

( da www.affabulatorio.blogspot.com , post pubblicato il 5 novembre 2011)


IN THE AGE IN WHICH THERE WAS STILL IN ITALY THE TELEVISION, THE FUN OF CHILDREN AND CHILDREN WAS BASICALLY THE VIGNETTE IS CONTAINED IN COMIC MAGAZINES SUCH AS "THE COURIER OF SMALL".
On that page, FERME ONLY APPARENTLY WERE ON THESE SO MANY Windows thrown open MOVEMENTS OF CHARACTERS THAT IN COMPARISON The TODAY SHOW TELEVISION REPRESENTATION ABSOLUTELY PROPERTY.

AMONG THE MANY DESIGNERS who tried storytelling, JOHN LACK, ALREADY 'OF AUTHOR COVER FOR "The Almanac of Guerin Meschino," Developing an EXTREMELY FUNNY CHARACTER, EVEN IF utterly involuntarily.
  
THE SAME NAME, PIER CHLORIDE DE 'Lambicchi, just imagine what was his main occupation.
  
BY INVENTOR always struggling with the stills, PIER CHLORIDE, managed to invent a "ARCIVERNICE" ABLE to revive ANYONE FROM ANY PICTURE of which it is SOMETIMES EVEN CREATING COPIES OF PEOPLE LIVING.
  
PIERO CLEAR IN THE 1970 EDITION PREFACE TO THE COMIC BOOK DEDICATED TO THE CHARACTER OF THE SURREAL Arnoldo Mondadori, DO NOT HIDE THE FASCINATION that emerge from the VIGNETTE AND excite you to follow the unfolding of FUN NARRATIONS contained therein.

 And he himself 'Sick and CIOs' reflected with HIGHLIGHTS FROM HIS WORDS: "HIS CREATURES, AND IN PARTICULAR WITH THE PIER Lambicchi Sophonisba MAID PETER AND THE NIECE, GREAT ACTING WITH A WORLD IN casually SURREAL IN WHICH' IS NOT EASY MOVE ONLY UNDER 'CAPACITY' POETIC ARTIST, BUT ITS FOR THE CLARITY AND PLAUSIBILITY 'OF ITS DESIGN, WHICH SEEMS TO LEAVE BUT NOT BY ARTISTS FROM THE MIND, THE PROJECTS WHICH THE CHARTER OF THE IMAGE AS' THE SEEM TO BE ACCURATE AND ESSENTIAL FRAME, in that wing TAKEN OF THE 'JOHN LACK OF IMAGINATION WHERE ITS PROCESS MITI. "(from" Peter and the Lambicchi arcivernice "- Mondadori 1970 - Introductory Note by Piero Chiara) 


(From www.affabulatorio.blogspot.com, post published Nov. 5, 2011)

sabato 26 gennaio 2013

GIROGIROTONDO ... E TUTTIGIU'PERTERRA !!!




Un tempo esisteva un tavolo ...
(per carità! Nulla di speciale: è che bisognava iniziare in qualche modo!)
intorno a questo tavolo c'erano delle sedie, delle normalissime sedie di legno, verniciate di nero e con il sedile di stoffa a righe bianche e rosse, sotto la stoffa erano poste delle molle che la tenevano tesa in modo da rendere comodo il sedervisi sopra.
Quelle sedie erano state molto intorno a quel tavolo, molte persone vi si erano sedute e ci si erano trovate comode. La padrona di casa era contenta: gli ospiti si erano sempre intrattenuti volentieri a parlare e a mangiare nella sua casa, intorno a quel tavolo.
Ma le sedie non ne potevano più di far accomodare le persone: tutte le volte la stessa storia.
Le persone più disparate arrivavano, si sedevano e non stavano mai ferme: una volta accavallavano le gambe, un'altra si giravano su un fianco, poi si alzavano e si rimettevano sedute più e più volte. Le sedie erano stanche, le molle di ferro non facevano altro che cigolare, la stoffa iniziava a scucirsi e tutte loro iniziavano a sentire gli acciacchi per i troppi ospiti.
Dopo aver parlato a lungo tra loro, chiedendo consiglio al tavolo, alle poltrone e agli altri mobili, un bel giorno decisero che non avrebbero più lasciato sedere le persone.
Quella sera stessa la padrona aveva ospiti importanti a cena.
Arrivarono all'ora stabilita. Come entrarono si avvicinarono al tavolo già imbandito. La padrona fece cenno di accomodarsi e loro lo fecero. Ma dopo poco il primo ospite scomparve improvvisamente sotto la tavola con un gran tonfo. La padrona di casa, credendo si trattasse di uno scherzo dell'ospite, non diede importanza all'episodio, ma subito si ricredette quando vide l'espressione dolorante del malcapitato. Precipitatasi presso di lui, non fece in tempo ad aiutarlo a risedersi che un altro, dall'altra parte del tavolo subì la stessa sorte. Mentre andava dal secondo malcapitato, un terzo ospite, suo malgrado, seguiva l'esempio dei primi due, e poi un quarto, un quinto, ecc...
Alla fine la tavola era ancora apparecchiata, le pietanze, prima fumanti ed invitanti, ora guardavano con freddezza i commensali, infastidite per non essere state ancora mangiate, ma i commensali, compresa la padrona di casa, erano caduti tutti ancora e più volte senza che ci fosse verso che qualcuno riuscisse a stare seduto sopra almeno una di quelle dispettosissime sedie. Aveva fatto più giri intorno al tavolo sperando che fosse solo una questione di antipatia, magari cambiando persona ogni sedia avrebbe smesso di far cadere chi vi si sedeva sopra, e invece niente da fare.

Sembrava giocassero a Girogirotondo
e alla fine andavano sempre tuttigiùper terra !!!!


(da www.affabulatorio.blogspot.com , post pubblicato il 12 ottobre 2011 )